Suicida ragazza vittima di molestie costretta a risarcire il suo aguzzino

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Updated: luglio 2, 2014

Ha deciso di farla finita così, impiccandosi a soli 23 anni, nella sua cameretta. Quella che arriva da Faenza è una brutta storia che mette in luce le crepe del sistema giudiziario italiano.

Sette anni trascorsi nelle aule di tribunali per portare avanti quella denuncia per molestie sessuali nei confronti di un suo professore. Nessuno però le ha creduto. Così una ragazza di 23 anni si è tolta la vita, impiccandosi, sua cameretta a Faenza (Ravenna). La storia inizia nel febbraio 2007. Angela (nome di fantasia della protagonista di questa triste vicenda di cronaca) sarebbe palpata e baciata nell’ascensore della scuola da un insegnante del suo liceo. Ma i colleghi dell’uomo e molti compagni della ragazza non le credono. La giovane – che all’epoca dei fatti aveva 16 anni – resta praticamente da sola.

La storia è raccontata da Libero: “Di mese in mese quel brutto colpo ha riflessi sulla sua pagella e sul suo stile di vita. Angela arriva a un passo dalla depressione, sirivolge a un centro di salute mentale e conosce il tunnel delle dipendenze. La scuola quasi si divide. C’è chi assiste non impassibile al declino della ragazza e chi invece conserva granitica fedeltà al professore. ‘L’obiettivo del docente era dimostrare che ci sarebbe stata malizia anche da parte della giovane, tutta la sua difesa è stata di fatto delegata ad altri’, dice oggi l’avvocato della famiglia. Quella strategia costerà 6 mesi di carcere al docente, con tanto di blitz a scuola della squadra mobile.

Il prof viene condannato a pagare 60 mila euro, ma …

Il prof viene condannato in primo grado a pagare anche 60 mila euro ai genitori della ragazza. Ma qui arriva il colpo di scena: prima della sentenza, l’uomo azzera tutti i conti in banca, cambia residenza, vende l’auto e tutte le sue proprietà.

La famiglia, per ottenere quei 60mila euro, a parziale risarcimento del calvario della figlia, reagisce con una nuova denuncia, per ‘frode ai creditori con manovre elusive’ e chiede il sequestro dei beni dell’imputato. Indaga anche la Finanza e a carico dell’insegnante arriva una nuova condanna, in sede penale.

Sentenza ribaltata, sono i genitori che devono risarcire

Il 3 febbraio 2011 il docente annuncia il ricorso in appello. E arriva la sentenza: paradossale. Viene revocato il sequestro dei beni e i genitori di Angela sono costretti a pagare 40 mila euro. Secondo quanto scrive sempre Libero al prof “mancano i presupposti del sequestro” e inoltre occorre rimborsare di circa 5mila euro il “danno biologico” patito dal padre dell’imputato. Da qui il dramma, la decisione della giovane di suicidarsi per colpa di una sentenza che mette in risalto i problemi della giustizia italiana.

Fonte: FanPage

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