I donatori del terremoto. Mezzo milione dall’amatriciana solidale, ma i più generosi sono stati gli stranieri

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Updated: aprile 17, 2017

Sui conti correnti del Comune di Amatrice, 13mila persone hanno dato 11,5 milioni. Ancora non utilizzati. Al primo posto c’è Saizeriya, la catena giapponese di cucina italiana, che ha dato 875mila euro. Da Eataly sono arrivati 59mila euro. I consiglieri regionali dovevano raccogliere un milione, si sono fermati alla metà. Ma molti, come i grillini, hanno donato in autonomia.

La terra non aveva ancora smesso di tremare e già arrivavano soldi. Dall’Italia e dal resto del mondo. Tutti a lanciare raccolte fondi per la ricostruzione di Amatrice, divenuta, una notte di fine agosto, involontaria sineddoche del terremoto del Centro Italia. Amatrice, una parte per il tutto, dove il tutto è un enorme cratere di devastazione tra Accumoli, Arquata del Tronto, Norcia, Visso, Ussita, Castelluccio. Amatrice è stata la più colpita, la più distrutta, la più sfortunata con i suoi 246 morti. Le idee per la beneficenza non sono mancate: l’amatriciana solidale, gli sms solidali, i bonifici solidali, i concerti solidali, le cene in piazza solidali, le partite di calcio solidali, la raccolta rifiuti solidale. Un bar di Rieti si è inventato pure il gin tonic solidale: due euro da devolvere per ogni cocktail. Bere per non dimenticare. Otto mesi sono passati dal sisma del 24 agosto, un tempo ragionevole per stilare il primo bilancio della generosità: quanto è stato raccolto, dove sono finiti i soldi delle donazioni, cosa ci hanno fatto.

CON IL CUORE NEL PIATTO
Repubblica ha consultato i due conti correnti bancari aperti dopo il sisma dal comune di Amatrice. Al 16 marzo su quello generale, denominato “Amatrice Amala”, sono arrivati 12.429 bonifici per un totale di 9,2 milioni di euro. Sono ancora tutti lì, intonsi. Il sindaco Sergio Pirozzi li voleva utilizzare per pagare tasse e contributi agli imprenditori amatriciani, poi però è intervenuto il governo con il decreto sulle Zone franche urbane. “Allora li useremo per la ricostruzione, quando partirà “. L’altro conto, “Un futuro per Amatrice”, è nato per raccogliere i proventi della campagna di solidarietà di Slow Food con la vendita della pasta all’amatriciana, cui hanno aderito 513 locali: al 16 marzo si contano 645 bonifici e 271.810 euro. Primo donatore Eataly, con 54.909 euro. Poi Italian Embassy con 13.163 euro e Marcato spa con 6.280. Anche questo denaro è fermo lì, non è stato toccato niente.

Fu il food blogger Paolo Campana, poche ore dopo la scossa del 24 agosto, a invitare i ristoratori a versare alla Croce Rossa due euro per ogni piatto di pasta: un euro lo metteva il cliente, un euro il titolare. Ad oggi non si sa quanto quest’iniziativa abbia realmente fruttato, perché alla Croce Rossa non hanno un dato scorporato. Sappiamo quanto ha raccolto quella di Slow Food, che rilanciò la proposta di Campana agganciandola però al conto corrente del comune ed estendendola per un anno intero. Il piatto che ha reso Amatrice famosa nel mondo ha generato altri 50mila euro grazie alla Confesercenti, e 146.999 euro tramite 94 eventi culinari: cene solidali, sagre, serate a tema. Se si aggiungono i 59.322 euro dell’intero incasso dei tre giorni del festival dell’amatriciana, promosso dall’amministrazione comunale e organizzato da Eataly a Roma nel dicembre scorso, si arriva alla cifra di circa 528mila euro.

LA CORSA RALLENTA
Mezzo milione di euro con la pasta all’amatriciana, dunque. Tanto? Poco? Pirozzi non vuol sentire parlare di cifre, né di confronti.
“Per me conta il gesto, e basta. Non credo che i ristoratori abbiano sfruttato la campagna per farsi pubblicità. I quattro casi di finta beneficenza che abbiamo finora scoperto erano legati alla vendita abusiva di magliette e braccialetti”. Anche il blogger Campana non ha notizia di truffe. “Qualcuno però ci ha criticato, sostenendo che due euro erano pochi. Invece è la cifra adatta per non spaventare nessuno: abbiamo avuto più di mille adesioni “.

Repubblica ha svolto una verifica a campione su quindici locali aderenti e, effettivamente, ci sono riscontri nei conti correnti. Nessuno però ha seguito una regola precisa su quanto versare. Massimo, titolare di “Bucatino” a Roma: “Oltre alla quota per piatto, abbiamo aggiunto al bonifico le mance”. Beatrice del “Grottino del Traslocatore”, sempre Roma: “I primi giorni abbiamo fatto 4-5 serate dedicate. Adesso l’interesse si è spento”. Anche Antonio Tittoni del “Depero Club”, quello del gin tonic solidale, conferma la tendenza: “Dopo l’iniziale entusiasmo di alcuni bar di Rieti e Napoli, non c’è stato un coordinamento, quindi non so se e quanto abbiano donato gli altri”.

Un rallentamento che è fisiologico e, allo stesso tempo, drastico. Nella prima settimana dopo il terremoto arrivarono 4.867 bonifici sul conto generico e 178 su quello legato all’amatriciana: tra il 9 e il 16 marzo, data dell’ultimo rilevamento, si sono ridotti rispettivamente a 61 e 7.

STRANIERI, I PIÙ GENEROSI
Messe tutte insieme le donazioni dei ristoratori del nostro Paese non superano la maxi beneficienza di Saizeriya, la catena giapponese di cucina italiana, che ha sottoscritto un bonifico di 875.656 euro. Non è un caso isolato. Tra gli otto donatori più generosi, infatti, figurano più stranieri che italiani: dopo Saizeriya, ci sono gli inglesi del gruppo GlaxoSmithKline (171.697 euro) e gli americani di Bristol Meyers Squibb (100.000 euro), due colossi della farmaceutica. Centomila euro li hanno donati anche l’azienda di Latina Bsp Pharmaceuticals e i sette consiglieri regionali grillini del Lazio, che si sono tagliati lo stipendio pur di rimediare la somma. Dalla Bank of Tokyo è pervenuto un bonifico di 74.000 euro e da Eataly, come detto, i 59.000 euro del festival dell’amatriciana. Scorrendo il conto corrente, si trovano i 50.000 euro del concerto di beneficenza di Gigi D’Alessio a Nicola Baronia, i 36.000 dell’associazione salernitana Guardiani della Pace dopo la partita del cuore allo stadio Arechi, i 20.000 della Sampdoria calcio.

SOLDI ANCORA FERMI
La beneficenza post terremoto è un calderone grande quanto il cratere stesso. Avere un resoconto esauriente anche solo per un comune, come Amatrice, non è possibile: tantissime sono state le donazioni con assegno o in denaro liquido, e alcune iniziative promosse da mezzi di informazione ed enti pubblici sono ancora in corso. Una sintesi necessariamente imperfetta suona così: sui due conti correnti di Amatrice ci sono ad oggi 9,5 milioni di euro e altri 2 milioni sono arrivati grazie alla campagna “Adotta un’opera” dedicata alla ricostruzione di chiese e monumenti.
La Protezione Civile ha accumulato per tutto il Centro Italia 23 milioni di euro con gli sms e altri 9 milioni in bonifici. Denaro al momento non disponibile perché il tavolo dei garanti si deve ancora riunire e decidere su quali progetti investire e quanto. Più avanti pare essere la Croce Rossa, che ha già avviato alcuni lavori utilizzando parte dei 20 milioni donati: “Un centro polifunzionale ad Amatrice – spiega il presidente Francesco Rocca – e altre strutture nell’area colpita”.

LA PROMESSA DEI CONSIGLIERI
Come è finita, poi, la promessa dei consiglieri regionali di donare mille euro ciascuno? “Arriveremo a un milione”, proclamò a settembre, con un certo ottimismo, il presidente del Consiglio regionale del Friuli Franco Iacop. I consiglieri in Italia sono 760 e, ad oggi, sono stati racimolati 498.000 euro. Meno della metà del previsto. Iacop ha una spiegazione abbastanza solida: “Molti hanno deciso di fare solidarietà in maniera autonoma, senza aderire al n ostro appello”. In effetti nel Lazio i consiglieri del M5s hanno versato 100.000 euro per Amatrice e in Campania i colleghi di partito ne hanno dati altrettanti agli alluvionati di Benevento.

Qualcuno però ha ritirato la mano, dopo aver lanciato il sasso: tra i 51 consiglieri campani, ad esempio, ce ne sono due che hanno fatto finta di niente.

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