Al via la quinta edizione del Maker Faire, da oggi fino a domenica Roma diventa la Capitale dei robot e della tecnologia all’avanguardia.

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Updated: dicembre 1, 2017

Da oggi fino a domenica 3 dicembre la Fiera di Roma ospita la Maker Faire, uno dei più importanti eventi internazionali di divulgazione tecnologica, forte del successo delle sue quattro edizioni precedenti che hanno attirato schiere di giovanissimi e di adulti, affascinati dalla possibilità di vedere con i propri occhi, sperimentandoli, i prodigi della tecnologia. Negli anni la manifestazione, edizione europea di un’iniziativa nata in California nel 2006, è andata crescendo in quantità e in qualità.
In quest’ottica, la quinta edizione, pur senza perdere il connotato giocoso che la contraddistingue, offrirà molto di più. Da Internet delle Cose alla manifattura digitale, dall’agricoltura 4.0 alle tecnologie per la mobilità (di cui la Capitale avrebbe tanto bisogno). Con ampio spazio per i maker, gli artigiani digitali, che vedono in Leonardo da Vinci il loro patrono. Una particolare attenzione, quest’anno, sarà dedicata alla robotica, uno degli ambiti in cui l’Italia eccelle, con uno spazio espositivo di ben 400 mq con le migliori eccellenze della robotica italiana realizzate da start up, Istituti di ricerca e team delle più prestigiose università italiane. E in particolare agli studi e alle sperimentazioni in corso nei maggiori centri di ricerca del Paese: da Milano a Torino, da Genova a Pisa, da Roma a Napoli, da Bari a Catania. La presenza massiccia di gruppi di ricerca è, infatti, una delle novità di questa edizione della Maker Faire rispetto a quelle passate e ha l’obiettivo, ambizioso, di mostrare al vasto pubblico della fiera alcune delle realizzazioni più avanzate del settore, con diverse dimostrazioni “hands-on”. I visitatori nel padiglione 6 dedicato Life/Robots potranno ad esempio stringere la mano a robot antropomorfi, protetti da condizioni di assoluta sicurezza, assistere a dimostrazioni di nuovi prototipi di esoscheletri, robot umanoidi, stampanti 3D antropomorfe, robot con intelligenza artificiale, dedicati alle attività quotidiane o applicati all’industria e alla medicina, per finire con robot domestici o addirittura calciatori.
Sarà possibile dedicarsi ai droni, che avranno modo di utilizzare per afferrare oggetti, come nelle spettacolari dimostrazioni dello scienziato Raffaello D’Andrea, rese celebri dalle conferenze di Ted. Sarà inoltre possibile verificare in prima persona la facilità d’uso dei nuovi automi destinati alla riabilitazione. Queste demo non sono soltanto scienza-spettacolo, che pure, in un Paese povero di cultura scientifica, è tutt’altro che disprezzabile. Servono a far capire una tendenza cruciale della tecnologia contemporanea. Il fatto che il robot è destinato a diventare facile, intuitivo, popolare, seguendo un percorso simile a quello del computer, che da oggetto misterioso per specialisti si è trasformato in uno strumento utile per molti. Ciò non significa che stiamo per essere travolti da un’ondata tecnologica che sostituirà i posti di lavoro con le macchine. Niente ad oggi sembra supportare questa previsione. Le esperienze in corso nelle industrie più avanzate dicono, al contrario, che le esigenze competitive delle aziende richiedono una più forte centralità umana, accompagnata però dalla costruzione di nuove competenze.

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