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Alice delle meraviglie, un progetto di Emanuela Giordano e Mascia Musy (nella foto), in scena al teatro India di Roma fino al 5 novembre, vi catapulterà in un mondo oscuro. La storia si svolge infatti nel luogo dei sogni, della psiche, in un territorio popolato da strane creature un po’ complici un po’ nemiche. Lo spettacolo è formato da undici scene che compongono un atto unico di 80 minuti. Il palco è libero, la scenografia è formata da due scale a pioli e da pochi altri oggetti coerenti con questo intenso testo introspettivo. La nuova Alice di 100 anni torna indietro, alla sua infanzia, ripiombando in una visione onirica dalla quale probabilmente non si è mai risvegliata. Il buio avvolge il tutto, parole e gesti, e la musica è essenziale, costruita per la maggior parte da rumori, battiti, che riportano al cuore, all’interno dell’uomo. Liberamente tratta dalla psichedelica favola di Lewis Carrol, questa piece è un cocktail di teatro di strada, teatro di parola e teatro fisico, dove il delirio, la sorpresa, i silenzi, le urla si susseguono trascinando con loro lo spettatore. Le presenze che incrociano il cammino della protagonista sono un coniglio, una rana muta, una regina dispotica, un bruco, un ghiro, il cappellaio" e un topo, i quali la scortano in un viaggio negli abissi dell’anima. Ciò che Alice scopre non è sempre "meraviglioso", ma è fonte di sicura meraviglia che la porta lontano dal luogo in cui solitamente vive. Il viaggio è cambiamento e costringe ad abbandonare le proprie certezze per porci dinnanzi a nuovi punti di vista. E in questi casi è facile perdersi ed è necessario trovare una nuova strada per non smarrirsi nell’ignoto.
Tra favola e incubo, in una corsa che non porta in nessun luogo e dappertutto, Alice sarà piccola, poi grande, prima derisa, poi compresa. Le parole di Carrol sono state smembrate e ogni battuta è vitale ed ha ragione di esistere. Mascia Musy riesce con il corpo, con la voce e con l’energia ad arrivare ad ogni singola persona seduta in sala, e il coro dietro e davanti a lei sa essere inquietante, delirante, così pieno di non-senso che a fine spettacolo lo spettatore rischia di chiedersi se sia stato tutto un sogno.
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S. D.
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