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“In base alla teoria del cubismo sintetico, il pittore non dipinge più ciò che vede ma ciò che conosce. Preso un soggetto, lo si rompe in tanti pezzi e si prendono alcuni frammenti da 3 posizioni differenti, ma il tutto deve avvenire simultaneamente così da creare una figura unitaria. In questo modo nasce la pittura tridimensionale e l’elemento tempo si fonde con l’elemento spazio”.
“La sconosciuta” è un’opera di cubismo sintetico: Tornatore prende il soggetto del film, lo rompe in tanti pezzi, inserisce alcuni frammenti da posizioni differenti del passato della protagonista, e simultaneamente, la storia continuamente interrotta - per volontà del suo demiurgo e per gli interventi degli altri personaggi – insieme ai flash del passato, crea la figura unitaria di Irena, la protagonista. In questo modo si forma un cinema tridimensionale ed il tempo è un tutt’uno con lo spazio nell’accompagnare le sorti della giovane ucraina.
Seguire quest’impianto formale e contenutistico ha un piacere per lo spettatore equivalente a quello di risolvere un puzzle scandito da un’inesauribile suspense. Ansiogene le scene dal più o meno marcato richiamo ai classici del thriller, Hitchcock su tutti. Perturbanti quelle più cariche di violenza, laddove la maestria di Tornatore decide di suggerire più che mostrare. Crudeli infine, quelle che tradiscono la fiducia dello spettatore nel pensare che tutto abbia un limite.
Quel tutto (la carne – venduta, il corpo – abusato, gli sguardi – a spiare, le orecchie – a origliare, il denaro – a comandare, i sentimenti – a rimandare) s’avanza aspro nella torpidità delle vicende, e arriva ad imbrattare anche i momenti più dolci, racchiusi negli abbracci e nei sorrisi tra Irena e la piccola Tea. Eppure si resta sempre coinvolti dalla storia. Passo dopo passo si accetta di giungere alla fine, nonostante le strette allo stomaco, perché il cammino per arrivare alla verità, sembra dirci Tornatore, passa per l’Inferno. Qui l’Inferno è rappresentato dai fantasmi del passato, efferati nei ricordi di Irina, e che a un certo punto della vicenda tornano a ottenebrare quel futuro di una vita ‘normale’ che la ragazza ha pensato schiudersi dinanzi a lei, nella figura di ‘Il Muffa’, tra i più feroci e ripugnanti personaggi della storia del cinema italiano, ottimamente interpretato da Michele Placido. Oltre a lui, il film si avvale di un cast di altissimo livello: a partire dalla protagonista, Kseniya Rappoport, nota attrice di teatro in Russia, passando poi per Pier Francesco Favino, Alessandro Haber, Claudia Gerini, Angela Monina, Margherita Buy, Piera degli Esposti, fino ad arrivare alla tenera esordiente Clara Dossena.
Ad essi è d’obbligo aggiungere, quasi si trattasse di un personaggio, la colonna sonora del maestro Ennio Morricone, valore aggiunto del film nel preparare le atmosfere, costruire climax e risolverli nelle orchestrate distensioni, che solo lui sa fare. Alla Festa Internazionale del Cinema di Roma, “La sconosciuta” ha vinto il premio come miglior film della sezione ‘Première’, noi gli auguriamo che possa ottenere altri riconoscimenti, perché è un film che merita nell’oggetto e nella forma, e che riesce a far tornare grande il cinema italiano.
Alessandro Goffredo-Cioce
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