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01 Agosto 2010 08:48  
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A CORVIALE L'INCONTRO NAZIONALE SULLA LEGGE BERSANI

Incontro tra i rappresentanti dei 10 comuni interessati dai provvedimenti della legge 266. Presente anche il ministro, che chiosa: “le periferie danno nuova energia al paese”.

ROMA –  La capitale e la sua periferia rappresentano un lampante esempio di come l’applicazione di politiche serie e ben costruite attorno alle direttive della legge Bersani del ’97, possa portare ad ottimi risultati: nell’esempio Roma, Corviale rappresenta un’autentica perla, quale posto migliore dunque per ospitare il convegno nazionale di discussione sulla legge? Lo scorso 24 ottobre all’interno della sala consiliare del Municipio XV si è tenuto l’incontro “Impresa prossima”, durante il quale i rappresentanti dei maggiori comuni italiani interessati dall’applicazione della 266 (Roma, Bari, Bologna, Cagliari, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Torino, Venezia) hanno discusso, alla presenza del ministro dello Sviluppo Economico Bersani, dei risultati estremamente positivi della legge varata nel ’97, confrontando le rispettive esperienze, presentando i traguardi raggiunti e avanzando nuove proposte: unanime, da parte degli assessori dei diversi comuni intervenuti, la richiesta al ministro di adoperarsi affinché la legge venga rifinanziata. Il Convegno si è aperto con il benvenuto ufficiale del padrone di casa, il presidente del Municipio XV Gianni Paris, il quale ha poi ceduto la parola all'Assessore alle Politiche per le Periferie, lo Sviluppo Locale e il Lavoro del Comune di Roma Dante Pomponi: “Come coordinatore della Rete delle 10 città che hanno beneficiato delle agevolazioni della legge dal ‘97 ad oggi” – ha detto Pomponi – “mi auguro che il Ministero per lo Sviluppo Economico continui a considerare strategico l'intervento nelle periferie. È tempo di avviare una nuova fase di programmazione comune, le città italiane sono disponibili alla massima cooperazione". La legge Bersani attribuisce direttamente ai comuni delle aree metropolitane gli interventi di sostegno all'impresa nelle aree colpite da degrado urbano; nei suoi nove anni di vita ha trasferito ai comuni 218 milioni di euro e agevolato la nascita di più di 9000 imprese. Dal 1998 ad oggi sono state presentate 12.486 domande di accesso ai fondi della Legge, di cui il 51% idonee e il 25% poi effettivamente finanziate; buona parte di queste (41%) sono imprese giovani, cioè costituite da meno di 24 mesi. Notevole per dimensioni, qualità e modalità l'esperienza di Roma, che oltre ad essere la coordinatrice nazionale della rete dei comuni interessati dalla legge 266/97, da sola ha gestito 56 milioni di euro, quasi un terzo del totale stanziato a livello nazionale, attraverso il lavoro di un'apposita unità, Autopromozione Sociale; il 39% dei fondi impegnati sono stati dedicati alle attività di servizio alle imprese e la restante parte ai contributi a fondo perduto. Giunto a Corviale simbolicamente in taxi (forse a ristabilire la pace con la categoria dopo le proteste legate alle liberalizzazioni?) e arrivato alla sala consiliare tra una schiera di giornalisti e di ragazzini curiosi che strillavano chiamandosi a raccolta per godere dell’insolito trambusto portato dall’arrivo di un  ministro, Bersani si è detto più che soddisfatto dei risultati ottenuti sinora, aggiungendo che si sono innescati dei meccanismi che nemmeno si sarebbe aspettato: la risposta dei comuni italiani, per il ministro, è stata ricca di fantasia e di inventiva e il bilancio suggerisce di “andare avanti con questa politica e di rivolgersi sempre più alle nuove generazioni”. Particolarmente importante per Bersani sono i risultati ottenuti in grandi città capifila dell’economia nazionale come Roma e Milano: “In giro per  l’Italia ci sono state delle importati novità, soprattutto a Roma e Milano” – ha detto – “nella prima si stanno già sperimentando e nella seconda si stanno discutendo. Non nascondiamoci” – ha poi concluso – “che è nell’impatto su queste grandi realtà urbane che si misura l’efficacia di certe politiche e di certi provvedimenti”. Alla domanda sul perché

concentrare gli sforzi sulle periferie urbane, il ministro ha risposto che ogni contesto urbano va reso vivibile in condizione di servizi equivalenti perché l’essere cittadino “è una condizione che pretende i suoi diritti e le sue prerogative in qualsiasi luogo”, pena la certezza di  determinare gravi fenomeni di disagio sociale e problemi molto seri: “Ci vogliono dunque politiche specializzate per intervenire laddove si crea l’esigenza con idee nuove, inventiva e intelligenza” – ha chiosato il ministro – “quindi le periferie sono luoghi di sperimentazione di politiche avanzate e possono fornire a loro volta nuove energie per rigenerare il contesto urbano”. Cari lettori consentitemi un’impressione personale e lasciatemi dire che, al termine del convegno, ho avuto davvero l’idea di aver visto un pezzo di Italia che funziona davvero. Corviali saluti.

Cristiano Orlando

 



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