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Roma - Un timido esordio in televisione con “Le ragazze di Piazza di Spagna”, e la strada prende forma. Ora è una delle attrici più apprezzate del panorama italiano, un “belvedere” tutto da ammirare. E’ proprio lei: Vittoria Belvedere. Nata a Vibo Valentia il 17 Gennaio di 34 anni fa, dal 1999 sposata con l’imprenditore cinematografico Vasco Valerio, e madre di due splendide creature: Lorenzo di 6 anni, ed Emma di 17 mesi. Calabrese di nascita, ma romana d'adozione, ne ha fatta di strada da quando, giovanissima , nel 1997 ricevette i primi consensi da critica e pubblico nel ruolo di una modella in “Le ragazze di Piazza di Spagna”, e la conferma della sua bravura nello stesso anno con la fiction “Lui e Lei”, che la fece conoscere ed apprezzare dal grande pubblico, facendola diventare una delle attrici italiane più amate. Ma questo è solo l’inizio. Da qui in avanti solo fiction televisive di gran successo, fino alla chiamata per la conduzione, nel 2002 al fianco di Pippo Baudo e Manuela Arcuri, del Festival di Sanremo: da quel momento per lei si sono aperte sempre di più le strade della popolarità. Noi l’abbiamo incontrata alle porte di Roma, dove da circa un anno è impegnata sul set di una nuova fiction per Mediaset prodotta dalla Lux Vide di Bernabei, “Nati Ieri”, ambientata in un reparto di maternità ed ispirata da un noto ospedale romano. Calata perfettamente nel difficile ruolo di una dottoressa figlia di un primario, è Sara Guastallo, e il suo impegno trascende dalle proprie responsabilità, dovendo scrollarsi di dosso l’etichetta di “raccomandata”.
Quando ti è stato proposto di interpretare questo ruolo, e qual è stata la tua prima impressione appena letta la sceneggiatura?
Questo ruolo di “Nati Ieri” era in progetto circa da due anni. Mi hanno fatto leggere un primo “soggettone” con approssimativamente tutte le puntate, chi erano i personaggi e chi era, in particolare, il mio. Non mi fece impazzire molto, perché aveva il sapore di un qualcosa di visto e rivisto, molto sugli ospedali. Però me lo aveva proposto un produttore al quale io devo molto che è Bernabei, Luca Bernabei, e quindi ero imbarazzata se dirgli sì o no. Per me era no, non volevo accettare. Però lasciai tutto così dicendogli “guarda ci sono delle cose che andrebbero aggiustate, perché qua non mi fa impazzire, di là nemmeno”, e lui carinamente, e poi perché ci teneva molto alla serie televisiva, cambiò le sceneggiature, riscrisse le storie e quando me la fece leggere la seconda volta niente, era proprio un’altra serie. Aveva curato tutti i personaggi della storia, aveva a che fare poi con il reparto di maternità specifico, quindi con dei bambini, parti, gravidanze, mentre se non sbaglio inizialmente era più generica la cosa.
Qual è il tuo personaggio?
Sara. Sono Sara Guastallo, la figlia di un primario che è mandata a dirigere un piccolo “ospedalino” che è carente come struttura. Io sarei, nella storia, alla fine la figlia di un raccomandato. Però in realtà è quella che invece si rimbocca le maniche, che si da da fare proprio per evitare che tutti possano sparlare di lei.
La tua vita d'attrice ha in qualche modo qualche punto di contatto col ruolo che interpreti in questa fiction?
Io sono madre, oltre che attrice. Sposata, ho due figli, e la cosa che mi divertiva molto in questa serie televisiva è che per la prima volta non ero passiva, ma ero attiva. Ovvero , non ero io a partorire, ma dovevo far partorire. Quindi mi sono dovuta preparare seguendo un corso con dei ginecologi, andando a fare dei turni di notte, perché poi di giorno facevo la mamma, al Cristo Re, che è questo vero ospedale dal quale è stato preso poi spunto della serie televisiva, e quindi ho imparato un po’ di cose.
Com'è stato, appunto, girare in un vero ospedale? Che effetto ti ha fatto, comunque, assistere a veri parti?
Molto emozionante. Pensavo d'essere poco forte. Vedere un parto dal vivo ti posso assicurare che fa veramente impressione, però è talmente bello il momento, talmente emozionante il fatto che stia venendo al mondo un bambino, che spesso mi sono emozionata e sono andata lì ad abbracciare i genitori, tutta entusiasta, non me l’aspettavo. Grande forza invece, grande carica. Invece di dire “oddio che schifo” mi sono gasata.
I tuoi colleghi sono Sebastiano Somma ed Ettore Bassi. Com'è stato lavorare con loro?
E Lina Sastri. Devo dire che io non ho mai avuto grandi problemi con gli attori con i quali ho lavorato. Sono sempre stati tutti molto carini, molto disponibili. In particolar modo in questa serie televisiva, perché è un film corale, quindi non c’è un protagonista assoluto, ognuno di noi ha un’importanza nella storia. Spesso e volentieri ci siamo consultati su battute, su scene, sul modo di girare, su come dirla. Persone fantastiche. Ettore Bassi devo dire che gli è stato cucito il ruolo addosso. E’ perfetto, comico nelle sue corde, cosa che non lo era stato mai fino ad oggi nei suoi film precedenti. Sebastiano Somma è quello che porta le redini e la carovana, e quindi è quello che ci dirige, è il pilastro, la colonna portante del nostro ospedale. Lina Sastri interpreta il ruolo di una donna ostetrica che in passato ha avuto dei problemi con la sua vita privata e che poi, siccome nel film erano vecchi amici lei e Sebastiano Somma, gli chiede aiuto. Anche lei è una grande attrice, grande donna. Poi abbiamo fatto “Santa Rita” insieme ed ho imparato veramente tanto anche da lei.
Come riesci a gestire il tuo ruolo di mamma con la tua carriera professionale?
Ho la fortuna di avere mio marito accanto a me che fa un tipo di lavoro che gli permette, tranquillamente, di gestire la casa, tranquillamente poi tra virgolette. Però se non avessi avuto lui sicuramente non avrei potuto lavorare così tanto. Ma ci coordiniamo bene, nel senso che lui gestisce la vita dei bambini, la famiglia, la casa, io la gestisco indirettamente. Avviene tutto attraverso il telefono. Siamo un gruppo ben affiatato.
Hai iniziato interpretando una modella in “Le ragazze di Piazza di Spagna”, hai ricevuto la consacrazione con la poliziotta in “Lui e Lei”, ed ora la “dottoressa” in questa nuova fiction. Cosa ti aspetti dal futuro? Ti senti soddisfatta?
E’ presuntuoso dire che cosa mi aspetto dal futuro, nel senso che ho avuto la fortuna di lavorare molto e interpretare diversi ruoli, mai uguali e con diverse sfaccettature. Forse questo me l’ha permesso il fatto che sono cresciuta ed ho imparato a far meglio il mio lavoro, perché di solito se non sei brava difficilmente ti affidano dei ruoli. Veramente, non posso desiderare altro, nel senso che sono talmente contenta di quello che ho avuto fino adesso e…soddisfatta, sì.
Sogno nel cassetto?
Il sogno nel cassetto? Tanti, ce ne sono tanti. Però preferisco non dirli perché sono scaramantica. Artistici tanti, ripeto, però alla fine poi finisce come il gatto che si morde la coda, che dice “mi piacerebbe fare questo”, però poi finisce che non lo farà mai, allora preferisco non dirtelo. Invece personali…mi piacerebbe avere un terzo bambino, cosa per la quale Vasco spinge molto. Sono ancora un po’ titubante, perché Emma ha 17 mesi. Quindi arriverà prima o poi, ma un poi tipo fra tre anni, ecco.
N. D. N.
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