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ROMA - Si è suicidato a Maruggio, vicino a Taranto, Pietrino Vanacore, il portiere dell'edificio di via Poma a Roma in cui il 7 agosto 1990 venne uccisa Simonetta Cesaroni. Vanacore, che è stato trovato ancorato a una corda che si era allacciato intorno alla caviglia, si è gettato in acqua in località Torre Ovo, vicino Torricella, in provincia di Taranto, dove risiedeva ormai da anni. Vanacore, dalla metà degli anni Novanta, era tornato a vivere con la moglie nella sua terra, a Monacizzo, che si trova a poca distanza dal luogo nel quale oggi è stato trovato il corpo. Il paese è una frazione del comune di Torricella, poco più di 100 abitanti su una collinetta a 52 metri sul livello del mare, nel Golfo di Taranto. Sul cadavere non sono stati trovati segni di violenza, ma a eliminare ogni dubbio sarà l'esame autoptico, che potrebbe tenersi già domattina. "Venti anni di sofferenze e di sospetti ti portano al suicidio", ha lasciato scritto su uno dei messaggi lasciati nell'auto parcheggiata poco lontano dal luogo dove è stato trovato il suo corpo senza vita. E ancora: ''Vent'anni di persecuzioni: sono stanco delle angherie''. Vanacore venne arrestato il 10 agosto del 1990, con l'accusa di omicidio, tre giorni dopo il delitto avvenuto nell'ufficio dell'Associazione alberghi della gioventù. Il 16 giugno '93 venne prosciolto dal gip perché "il fatto non sussiste". La decisione fu resa definitiva nel 1995 dopo il ricorso in Cassazione. Dopo l'uscita di scena decise di lasciare Roma. Il 12 marzo avrebbe dovuto deporre alla prossima udienza del processo per l'omicidio della ragazza in cui ora compare come unico indagato l'ex fidanzato Raniero Busco. Tra i testi citati per quell'udienza c'è anche il figlio di Pietrino Vanacore, Luca. L'ex portiere nel corso della sua deposizione avrebbe potuto rifiutarsi di rispondere alle domande dei giudici e sarebbe stato assistito da un legale in quanto già indagato in un procedimento connesso. Umana comprensione per la tragica fine di Vanacore è stata espressa oggi da Italo Ormanni che prima di diventare responsabile del dipartimento Giustizia come procuratore aggiunto della capitale si era ampiamente occupato della vicenda di via Poma. "Il suicidio è un fatto che intristisce e addolora - ha detto Ormanni - ma i vent'anni di sospetti ai quali allude Vanacore è frutto di una valutazione personalissima".
Lorenzo Serafini
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