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10 Settembre 2010 22:03  
   Cinema
CINEMA: OGNI COSA E' ILLUMINATA

Un viaggio nella memoria degli ebrei ucraini vittime delle atrocità naziste.

Roma - Talvolta accade che in una fresca serata di fine estate ci si accomodi in un cinema di periferia a recuperare “film minori” che qualche bravo esercente ripropone in rassegna, quasi a suggerirne la qualità. Ogni cosa è illuminata uscito nelle sale nel novembre dello scorso anno con scarso successo di pubblico e di critica è, a dispetto di ciò, un’opera di grande talento, in cui l’esordiente Liev Schreiber traduce sullo schermo il romanzo omonimo di Jonathan Safran Foer.

Il titolo, dal sapore religioso, introduce lo spettatore in un viaggio che di religione ha l’aspetto più intimo e ancestrale, quello del recupero del passato, del contatto con i nonni, con gli avi, con la Storia stessa. È questo, infatti, che spinge il protagonista (Elijah Wood), giovane ebreo americano, che nel film, tramite un’operazione referenziale, porta il nome dell’autore del romanzo, a recarsi in Ucraina per cercare la donna che salvò suo nonno dalla ferocia nazista. Atterrato a Odessa, in una città in cui il regista è abile a mostrare i contrasti urbani della recente globalizzazione, Jonathan è accolto da un particolarissimo trio di personaggi: Alexander Perchov, suo nonno ed il loro cane “psicopatico”. Alexander rappresenta la nuova Ucraina, con il mito della musica e della moda americana. È proiettato nel presente e del passato non sa nulla. L’indicibile passato delle fucilazioni naziste è invece nel silenzio del nonno, nella sua finta cecità, condizione simulata di chi ha visto fin troppo. Il cane, unico amico del nonno è difatti il suo alter-ego, e come il vecchio si scaglia follemente contro la propria ombra, contro l’altra parte di sé, quella che non vuole più vedere. Sarà il viaggio verso Trachimbord, uno dei tanti villaggi incendiati e sepolti durante la Seconda Guerra Mondiale, ad illuminare la vista e la vita di tutti i personaggi, a chiarire il presente attraverso la luce del passato.

Passando con disinvoltura dal comico al tragico, il film ha proprio nella pluralità di registri l’aspetto stilistico caratterizzante. Le varie tonalità sentimentali sono accompagnate da una colonna sonora incalzante e spesso ironica. Apprezzabili sono inoltre i dialoghi che giocano brillantemente sull’inglese maccheronico del giovane Alex e sulle traduzioni “infedeli” che questi rende all’americano, attenuando simpaticamente l’ostilità degli ucraini nei suoi confronti. Lontano dalla retorica e dalle lacrime facili con cui molti film hanno trattato lo stesso argomento, Ogni cosa è illuminata parla della memoria, della storia, del passato che è di tutti noi, e della Nostra responsabilità nell’evitare che lo si seppellisca nell’oblio dell’indifferente scorrere della quotidianità.

Alessandro Goffredo-Cioce      



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