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01 Agosto 2010 08:28  
   Cinema
SLEVIN - PATTO CRIMINALE

Scambi di identità, lotte tra gangster, vendette, omicidi. Un gangster movie tutto particolare, border line tra il riso e il pianto.

Attori: Bruce Willis, Stanley Tucci, Ben Kingsley, Morgan Freeman, Lucy Liu, Josh Hartnett, Danny Aiello,
Costumi:  Odette Gadoury,
Fotografia:  Peter Sova,
Montaggio:  Andrew Hulmer,
Musica:  Joshua Ralph,
Regia:  Paul Mcguigan,
Sceneggiatura:  Jason Smilovic,
Scenografia:  François Séguin

Durata: 109’

 

Cosa ci si poteva aspettare da un regista, Paul Mcguigan, che nel 2000 gira il suo primo lungometraggio dal titolo “Gangster n.1”? La sua passione per il genere gangster movie continua, questa volta con un film tutto particolare che a tratti diverte, ma che subito dopo sciocca con scene violente, di omicidi sanguinosi.

C’è da dire che il regista ha avuto la fortuna di avvalersi di un cast eccezionale, tra cui Josh Hartnett che interpreta il protagonista, Slevin, ragazzo affetto da una particolare malattia che lui stesso definisce “atarassia”, nel senso che non riesce a spaventarsi, a preoccuparsi riguardo cose di cui la gente normalmente si preoccupa; e questo non fa altro che rendere il personaggio buffo, ridicolo, dalla “faccia tosta”. Eppure Slevin ha i suoi buoni motivi per preoccuparsi: a causa di uno scambio di identità e di una serie di sfortunati eventi nell’arco della stessa giornata, il nostro “eroe” si trova coinvolto nella grande guerra tra il Boss (splendido Morgan Freeman) e il Rabbino (altrettanto splendido Ben Kingsley), un tempo alleati, poi costretti a reciproche vendette. E non è tutto: per completare il quadro della sfortuna, Slevin verrà ostacolato nella sua missione da un ostinato detective, Brikowskj (Stanley Tucci), e dal killer Goodkat (eccezionale come sempre Bruce Willis, spesso coinvolto in questo genere di parti da super Killer insensibile). Nel frattempo Slevin, sempre accidentalmente, conosce Lindsey (Lucy Liu), una ragazza tutta pepe che, in un certo senso, diventa sua complice.

Mcguigan sembra voler fare un omaggio a Hitchcock, i cui personaggi (chissà perché!), si trovano sempre nel posto sbagliato al momento sbagliato, costretti, quindi, a dover vivere avventure strambe, quasi obbligate. I personaggi di “Slevin – patto criminale”, però, sono molto più grotteschi, rasentano la totale irrealtà, sono esagerati, come d’altronde è esagerato l’intero film. E’ probabile che Mcguigan abbia preso spunto dai personaggi inventati e costruiti abilmente da Quentin Tarantino, soprattutto per quanto riguarda Slevin, a cui sembra, appunto, non importare di essere in bilico tra la vita e la morte.

La trama del film non si limita a questo semplice svolgimento dei fatti, è ricco di sorprese, che poi in fondo non sono proprio sorprese perché certe cose, un po’ scontate, si capiscono prima ancora che il regista le spieghi attraverso la telecamera. Mcgaugain, forse, ha peccato di voler essere troppo sorprendente, ma la bellezza di un film che lascia quella sensazione di pathos, di curiosità del voler conoscere cosa accadrà tra un minuto perché ancora non lo si è capito, dipende soprattutto dal fatto che il film renda chiari gli eventi attraverso se stesso e non attraverso la narrazione di fatti, spesso confusionari e superflui.

In ogni caso, un film piacevole, dalla regia lineare, che richiama un po’ il tipico gusto  americano di film da cassetta. 

 

Valeria Nardella  



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