ROMA – Stephanie e Fabio sono due fotografi free lance che hanno deciso di aprire, con l’aiuto dell’Incubatore “Incipit”, uno studio fotografico dal nome “Effe’64”. Pur lavorando molto nel settore della moda e del cinema, entrambe dedicano grande attenzione al sociale; Stephanie ha anche realizzato un reportage sui Rom durante il quale è stata diversi mesi a stretto contatto con loro, vivendo gomito a gomito. Andiamo a conoscere da vicino questa particolare coppia di fotografi.
- Iniziamo col parlare del nome che avete scelto: Effe’64. Incuriosisce molto, cosa significa?
- F64 è la misura che indica la chiusura massima del diaframma della macchina fotografica: tecnicamente, riuscendo ad utilizzare tale diaframma, un fotografo potrebbe mettere a fuoco tutto il proprio campo visivo, da sé all’infinito. Il nostro scopo e la linea che seguiamo con il nostro lavoro è proprio questa: mantenere, con la massima nitidezza, una visione globale della realtà.
- Prima di aprire questo studio fotografico come lavoravate?
- Principalmente come free lance, e tra l’altro è un’attività che continua tutt’ora: devi trovarti i contatti, fai il tuo lavoro, sei apprezzato, ti richiamano. E ti crei il tuo giro. Lavoravamo per conto di diverse agenzie nel cinema e nella moda, ma collaboravamo e ancora collaboriamo anche con diverse testate nel mondo del giornalismo, lavoriamo spesso anche su dei reportage.
- Quali sono nel mercato attuale le difficoltà per un fotografo free lance? E’ difficile farsi spazio e realizzare un proprio reportage fotografico?
Il reportage è la parte più bella perchè è una cosa che nasce da te, ci metti le tue idee e le tue emozioni: è con il reportage che un fotografo può davvero comunicare. Solo che è un lavoro molto lungo e poco remunerativo, quindi prima devi lavorare un po’ con dei servizi di cinema e di moda, magari due o tre mesi, e poi ti fermi un mese per lavorare al tuo reportage, che ti auto-finanzi. Inoltre necessita di grande attenzione e lavoro e quindi devi dedicartici completamente, il che vuol dire che fino a quando non è finito non lavori su altri servizi.
- Come vi siete incontrati? E perchè avete deciso di aprire un’attività insieme?
Abbiamo iniziato a lavorare nella fotografia indipendentemente l’uno dall’altro, ma frequentando gli stessi ambienti era inevitabile incontrarsi: quando questo è accaduto ci siamo subito piaciuti professionalmente parlando. Siamo differenti, soprattutto nel carattere, ma complementari: abbiamo capito che lavorando insieme avremmo completato l’uno il quadro dell’altro.
- Stephanie aveva già un suo laboratorio personale: l’idea di incubarvi ad Incipit da dove nasce?
- Il laboratorio era dentro casa, e pian piano si stava espandendo a dismisura e non ci si poteva più stare. Dopo un po’ di anni che lavori in questo ambito (6 per Fabio e 4 per Stephanie, ndr) arrivi ad un punto di svolta: o rimanere nell’indefinito senza una direzione precisa, oppure darti una connotazione più certa e sicura. Abbiamo deciso di mettere i puntini sulle “i”, per fare questo hai bisogno di darti un nome, procurarti uno spazio e lavorare in una determinata direzione: insomma di darti un percorso professionale ben definito. Il settore della fotografia poi è molto affollato e dunque dispersivo, quindi per emergere hai bisogno giocoforza di darti una tua connotazione che ti faccia distinguere, devi portare delle novità nell’ambiente.
- Voi siete qui da novembre: sinora vi è stato di aiuto il supporto dell’Incubatore nell’avvio di “Effe ‘64”?
- Sì, abbiamo ricevuto un grande aiuto sia in termini progettuali, come con la stesura del business plan, che in termini pratici fondamentali, ad esempio la fornitura di una sede idonea e ideale per lavorare. Poi il personale è fantastico, vorremmo in particolar modo citare Piero Como, che è sempre disponibile ad aiutarci in tutto e per tutto e non si risparmia mai.
- Qual è esattamente il progetto che volete realizzare nel periodo di incubazione?
- Vogliamo avviare uno studio fotografico con un’offerta articolata su più linee: servizi fotografici tradizionali, come book o foto per eventi, servizi per clienti professionali, come campagne pubblicitarie o foto per libri piuttosto che reportage giornalistici, e servizi per il sociale come mostre su tematiche dell’immigrazione o dell’integrazione razziale, che sono generalmente no-profit. Recentemente abbiamo anche realizzato un calendario dedicato ai Rom, fotografati come modelli.
- Stephanie, so che avete saputo dell’esistenza di Incipit in maniera un po’ fortuita...
- Sì, stavo cercando la palestra di boxe per un amico (è proprio di fronte all’Incubatore), inoltre volevo venire a vedere da dentro il Serpentone…abito qui vicino (anche Fabio è della zona) e ho sempre avuto voglia di venire a vederlo dall’interno. Sono entrata nell’Incubatore chiedendo della palestra e ho scoperto questo ambiente particolare, molto professionale: ho chiesto di cosa si trattasse, me l’hanno spiegato e mi sono detta “perché no?”.
- Come vi trovate a lavorare a Corviale? La vostra attività ne risente in peggio? O in meglio, visto che alcuni imprenditori ci hanno sorpreso confermando valida proprio la seconda ipotesi?
- Per noi è fantastico. Nella nostra attività abbiamo sempre tenuto un posto privilegiato per il sociale; per noi lavorare dentro Corviale, con tutta la storia che ha e i fortissimi risvolti sociali di cui è intriso, vuol dire operare esattamente in uno dei luoghi che ci interessano di più: per noi è una grandissima opportunità. Scattare in esterna dentro Corviale è scenograficamente molto affascinante, e certamente mai banale. A noi non interessa avere lo studio ai Parioli, non vogliamo occuparci di moda, quindi stiamo esattamente dove vorremmo essere. Poi avere lo studio al centro della città è tipicamente italiano, ad esempio a Londra è normale vedere uno studio in periferia. Questo enorme palazzo di un chilometro è una risorsa straordinaria per Roma, può essere un laboratorio importantissimo per la città e se venisse rivalutato adeguatamente verrebbero fuori potenzialità enormi. Siamo convinti che da qui a dieci anni diverrà un luogo ricercato per determinati tipi di attività, e chi oggi lo snobba o storce il naso all’idea di venire a lavorare qui si mangerà le mani.
- Una volta finito il periodo di incubazione dunque rimarrete qui a Corviale?
- E’ presto per dirlo, comunque è molto probabile che rimarremo in periferia: quando fai questo mestiere il luogo in cui ti collochi indica subito qual è l’impronta del tuo lavoro, che tipo di taglio vuoi dargli. Per noi sarebbe perfettamente inutile prendere uno studio al centro o comunque in una “zona in”.
- Com’è la vita al Serpentone? Voi lavorate anche in esterna proprio qui a Corviale, come interagiscono con voi gli abitanti?
- Qualcuno si infastidisce quando vede che scatti, forse si sente un po’ come un pesce nell’acquario di Genova. Ma spesso quando ti vedono che scatti con modelli e modelle ti accolgono con battute del tipo : “oh, so’ arivate le veline!”. In particolare i vecchietti che si riuniscono negli androni e nei cortili hanno sempre una battuta pronta per noi: ti mettono decisamente allegria.
Come sempre, Corviali Saluti
Cristiano Orlando