Sarebbe sciocco e non costruttivo infierire su una produzione del genere, ma è anche vero che apparirebbe poco intelligente non stroncare da subito questo filmetto messo su alla bene e meglio da Richard Loncraine che rispolvera quella stagionata ma indimenticabile gloria di Harrison Ford e lo cala nei panni di un pacioso ed imbolsito padre di famiglia alla prese con dei criminali da strapazzo a volta spietati a volta dolci come il miele che minacciano lui e la sua adorabile famiglia, che assecondano tutti insieme appassionatamente gli sbalzi umorali ai quali, una straniante sceneggiatura, li sottopone senza pietà. La storia è vista e rivista e sarebbe stato il caso di sopperire a questa carenza di originalità investendo sulla caratterizzazione dei personaggi, sulla suspense, sul ritmo che andava scandito in maniera ben più convincente di come è stato fatto. La mancanza di coraggio di chi siede dietro la macchina da presa è palese fin dalle prime battute, nelle quali i dialoghi da sit-com di seconda categoria la fanno tristemente da padrone e dove la successione degli avvenimenti è già intravista dallo spettatore molto prima che questi accadano rendendo la consequenzialità delle situazioni ovvia e priva del benché minimo mordente. La figura del padre di famiglia che insegue il sogno americano, sicuro nella sua vita tranquilla e senza sussulti, che viene sconvolta da eventi drammatici è pressoché inqualificabile, rendendo il povero Harrison Ford un personaggio involontariamente trash, che si scopre eroe per caso senza avere la minima possibilità di giustificare le sue capacità di compiere le azioni che lo vedono protagonista (vorremo vedere nelle realtà un impiegato di banca fare certe manovre degne dei migliori stunt men) e rendendo il tutto privo della benché minima credibilità. Se poi si pensa che i mezzi tecnici a disposizione non erano certamente scadenti, che il cast annoverava anche buoni attori (Virginia Madsen e Paul Bettany in primis) ci si rende conto immediatamente del poco impegno profuso dagli addetti ai lavori. Alla fine della visione ci si potrebbe chiedere se c’è qualcosa da salvare in questa accozzaglia di sequenze d’azione di seconda qualità, di violenza gratuita, di personaggi scolpiti con l’accetta, ma la mente arranca e l’unica parola che viene in mente è la seguente: delusione. Da evitare.
Voto: 4
Matteo Catoni
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