L’AQUILA – Armati di carriole, pale e picconi gli aquilani sono tornati ieri a chiedere certezza sui tempi della ricostruzione del centro storico e sulla disponibilità di disporre di una normativa che faciliti lo smaltimento dei circa 4,5 milioni di tonnellate di macerie. In attesa di tutto questo, sono stati loro stessi ad aver iniziato a rimuovere le macerie e i detriti dalla zona rossa. Come a dire “chi fa da sé fa per tre”. Ed ecco che per la seconda domenica di fila muniti di carriole e pale gli abitanti del capoluogo abruzzese hanno ripreso ieri a liberare il centro storico. Anche questa volta sono tanti gli striscioni presenti tra cui quello che richiama le vicende relative alle prossime elezioni amministrative: “Riammessa la Polverini, riammesso Formigoni ora riammettiamo anche L'Aquila”. I manifestanti, alcuni con addosso una fascia tricolore dove campeggia la scritta “Carriole!” ripetuta tre volte, si sono dati appuntamento in Piazza Duomo con l’intenzione di arrivare fino a Piazza Palazzo, zona ancora interdetta. A cento metri di distanza, invece, è partita alle ore 11.00 una mobilitazione in favore del capo della Protezione Civile, Guido Bertolaso, programmata alla Villa Comunale. All’inizio della giornata di protesta ci sono stati alcuni minuti di tensione, quando al varco della zona rossa dei Quattro Cantoni il blocco è stato violato per la quarta domenica di fila dai manifestanti ma questa volta con un epilogo diverso. Mentre le scorse settimane le forze dell’ordine avevano lasciato passare la gente per evitare disagi, questa settimana la polizia ha tentato di trattenere i manifestanti, salvo poi, dopo cinque minuti di spinte, dover cedere ancora una volta. “E’ inaudito - ha commentato Sara Vegni del comitato 3e32 - che ogni domenica bisogna fare questo rituale, questa pantomima per poter fare una cosa che ci spetta di diritto”. Ma c’è indignazione anche da parte della folla, “avevamo concordato la possibilità di accedere a piccoli gruppi nella piazza - ha spiegato Marco Valeri - non capisco perché si arrivi a questi episodi di tensione che mi auguro non siano voluti da qualcuno per gettare discredito sulla nostra manifestazione pacifica”.
Nicoletta Righi