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Roma - Le luci si spengono, l’atmosfera è sospesa. In scena due uomini ed una bacinella d’acqua. Siamo a Saline Joniche (Calabria) dove la gente da troppo tempo resta immobile a guardare l’atroce realtà di questa terra e invano aspetta qualcosa… Aspetta che lo stato intervenga per mettere fine alla povertà, alla miseria e al terrore disseminati dall’ “ndrangheta”. I protagonisti (Michele Rispoli nella parte di Diego e Pasquale Marino nella parte di Salvatore), soli in scena, rappresentano le esigenze di un intero popolo e restano lì, in bilico tra la vita e la morte, tra la voglia di vivere per continuare a sperare e il desiderio di morire perché troppo stanchi di aspettare. Diego e Salvatore sono persone semplici, con sentimenti puri, abituati a vivere con poco; sono persone che non vogliono smettere di sognare e che sul punto di togliersi la vita tornano indietro perché pensano che una soluzione prima o poi debba arrivare per tutti. Beckett non conosceva il suo Godot; Diego e Salvatore, invece, sanno benissimo cosa stanno aspettando: aspettano Laura C, una nave mercantile, affondata durante la seconda guerra mondiale mentre trasportava un carico di armi, alimenti, vestiario, tritolo destinato alle truppe nazi-fasciste site in Africa Settentrionale. L’ingente quantità di tritolo, affondato con la nave e con tutto ciò che essa trasportava, pare sia stato utilizzato per atroci e ben noti delitti: il duplice omicidio Falcone-Borsellino, l’attentato a Roma in via Fauro e in Laterano, a Firenze in via dei Georgofili nel ’93, l’attentato al sindaco di Reggio Calabria Scoppellitti nel 2004 e il più recente attentato al giudice di Caltanissetta Ottavio Sferlazza nel 2005.
La magistratura, che nello spettacolo prende il posto del bambino di “Aspettando Godot”, ha lasciato trapelare questa notizia, ma non sono mai stati presi seri provvedimenti perché, come ben sappiamo, la mafia permette complici, ma non intromissioni.
Interpretata dal regista dello spettacolo (Gregorio Amicuzzi), nelle sembianze di uno strambo personaggio con grossi occhiali e con qualche tic, ecco che la magistratura compare in scena per dare delle risposte riguardo il relitto ai due protagonisti che, eroicamente aspettano e aspettano… La magistratura può far trapelare qualcosa, ma non può dire tutto ed è mangiando un foglio di carta (chissà cosa c’è scritto!) che esce di scena, lasciando Diego e Salvatore in compagnia dei loro interrogativi.
Gli attori, tecnicamente molto preparati, aiutati da una scenografia molto scerna e priva di inutili orpelli, hanno fantasticamente retto la scena da soli per tutta la durata dello spettacolo.
Sono riusciti a commuovere e a divertire interpretando il dramma tragicomico di due uomini che dopo aver passato troppo tempo insieme sempre nello stesso posto, non sanno più come ammazzare il tempo e che, quindi,passano ogni momento della giornata ad inventare qualcosa incuriosendo lo spettatore.
La rappresentazione non dà delle risposte, la verità entra in scena solo a tratti, ma lo spettacolo fornisce, in ogni caso, presupposti utili alla riflessione. Se guardiamo in fondo agli abissi del mare ci accorgiamo che la verità è sepolta nella realtà che ci circonda.
Valeria Nardella
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