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ROMA - “Landscape of Memory” è il viaggio inusuale verso il centro-Europa, è il viaggio di Julia che tenta di raggiungere il suo amato Richard, è il viaggio della memoria seppellita sotto le macerie del tempo. Incontri inusuali, conoscenze, riscoperta di se stessi attraverso gli altri, immagini allegoriche appaiono e scompaiono sul “ring” della vita. Julia ha accanto dei passeggeri silenziosi che, di volta in volta, sfogano su quel “ring” ricordi, sensazioni dolorose celate in fondo all’anima, pulsioni interiori che quasi sempre si materializzano in oggetti a volte reali, altre volte immaginati, ma perfettamente mimati da corpi leggeri e in movimento: lo scotch arrotolato bruscamente attorno alla testa incute ansia, perché è costrizione, censura; la castigazione prima o poi imprigiona tutti e lascia segni, solchi indelebili difficili da cancellare. Il tempo può affievolirne il ricordo, ma non potrà mai eluderlo per sempre. Gli allievi della Theatre Faculty at the Academy of Performing Arts di Praga - Puppetry Arts Department in Wroclaw in collaborazione con Ludwik Solski State Drama School di Cracovia, hanno trovato sul palco il loro momento di apertura: l’istinto dei sentimenti ha prevalso sulla storia (difficilmente comprensibile in quanto il testo è stato recitato in polacco) e ha regalato immagini allegoriche, raffigurazioni interiori forti e comunicative. Tutto gira attorno al sesso, ma di quelle pulsioni che i codici esteriori spesso inducono a reprimere i rapporti sono al limite del masochismo, al limite del padrone-schiavo; la masturbazione è grottesca, la penetrazione è meccanica. Il sesso viene liberato dalla cella della quotidianità, ma non è sempre sano, soprattutto quando esorcizza la non accettazione di se stessi: “E’ possibile nascere in un corpo che non è tuo?”. La regista, Petra Tejnorovà, si è valsa di una scenografia molto scarna, dai colori accesi: quattro tappeti rossi da palestra sono il “ring” della vita illuminato anteriormente da piccoli faretti; la luce è fredda come se su quel “ring” si stesse rappresentando lo show della vita, immagine resa ancora più chiara dall’utilizzo di un microfono da presentatore. Uno schermo, alle spalle dei corpi che a turno occupano lo spazio, imprime le immagini dei loro movimenti: il flash di una macchina fotografica fissa l’istante, ma al tempo stesso lo muove insieme al treno che va, che non aspetta, che imprime il presente, ma dà vita al passato, treno che non si ferma, che non può fermarsi. L’ansia sale quando sai che il treno è lì e tu devi partire; sai che non puoi prendere quello successivo, è un treno unico, il treno destinato alla vita.
Il capotreno lo sa e “dirige” dalla sua consolle tutti quelli che non lo hanno perso, giocando con le musiche, musiche che fanno compagnia, che stimolano alla manifestazione di noi stessi.
Valeria Nardella
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