ROMA – Dopo le innumerevoli polemiche che lo hanno preceduto, il decreto legislativo del viceministro allo Sviluppo economico, Paolo Romani, ha visto finalmente la luce: è infatti stata approvata nei giorni scorsi la norma che equipara i video on line alle tradizionali tv. Ma, in barba alle critiche che lo hanno contraddistinto già prima, nella stesura definitiva il decreto perde caratteristiche importanti: l'obbligo che prevedeva la richiesta di un'autorizzazione per chiunque avviasse un'attività di pubblicazione di contenuti audiovisivi sul web, viene a cadere. Dunque blog, giornali online e motori di ricerca escono salvi dalle direttive previste dal decreto Romani. Ma rimangono punti tutt’altro che chiari: per esempio l’attività del famosissimo Youtube può essere accostato alle tv tradizionali? A questo proposito, non si è fatto attendere il botta e risposta dei rappresentanti delle opposte fazioni. Vincenzo Vita, senatore del Pd e membro della Commissione di vigilanza sui servizi radiotelevisivi ha dichiarato con fermezza: “Nonostante il maquillage, il decreto Romani conserva il suo carattere autoritario laddove costringe i servizi di live streaming e consimili a chiedere l'autorizzazione ministeriale”. Di altro avviso, Roberto Cassinelli del Pdl: “Il testo definitivo non lascia spazio ad equivoci. Non c'è alcuna volontà di imbavagliare i blog e YouTube”. In una nota del Ministero si legge che nel decreto sono contenute direttive che “rafforzano la tutela dei minori, soprattutto per quanto riguarda la pornografia, inequivocabilmente estesa a tutte le piattaforme di trasmissione”.
Rosina Rossi