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L’idea mi è stata suggerita da un amico. Non credo comunque di avere le carte in regola per buttar giù qualcosa di completo riguardo al rock, alle sue origini, alla sua storia, al suo significato e via discorrendo. Non ho ancora ascoltato un’infinità di dischi e quando passerò al Creatore molto probabilmente il numero dei gruppi che conosco, anche a malapena, sarà grandemente inferiore a quello delle band che sono esistite, che esistono e che hanno lasciato il segno. Poco importa. Il fatto che nessun essere umano sia in grado di realizzare un’opera che possa definirsi realmente completa vista la mole di fatti da sviscerare, mi rincuora molto. Uno scemo in più che prova a buttar giù qualche riga non sarà quindi un problema.
Non starò qui ad ammorbarvi con menate del tipo: “la musica è tutto”, “senza musica non si può vivere” e via discorrendo. Ci sono persone che hanno superato abbondantemente la soglia degli ottatant’anni e stanno una favola senza essersi mai ascoltate un disco per intero o senza conoscere Frank Sinatra. La voglia di appagare un proprio senso, nel nostro caso l’udito, penso sia molto soggettiva. C’è gente che non ti parla se te ne sbatti della musica o ascolti solo Laura Pausini e i Gazosa. E’ da perfetti idioti, come è da perfetti idioti raggiungere l’orgasmo ascoltando un assolo di Ron Asheton. L’importante è non prendersi troppo sul serio, sempre. E poi il rock ha davvero poco di serio, tranne rare eccezioni.
Cercare di andare a ritroso nel tempo per riscoprire le radici del rock non è un’operazione futile, soprattutto ai nostri tempi. Sgombriamo subito il campo da qualsiasi equivoco: il rock è morto, da un pezzo. Se la memoria non m’inganna Lester Bangs la faceva risalire alla fine degli anni Sessanta quindi fatevi due conti. Ora comunque la situazione è degenerata. Il rock è stato anche un fenomeno di moda, di costume ma queste due accezioni hanno preso il sopravvento ingurgitando tutto ciò che era rimasto. Sempre citando Lester Bangs: “il rock è diventato l’industria del più figo”. Il tutto ormai assomiglia ad una palude puzzolente in cui ristagnano sempre le stesse quattro/cinque foglie putride di cui si cibano esseri multiformi denominati “produttori discografici” che, dopo averle ingoiate, le rivomitano tali e quali in un ciclo senza fine. Le idee latitano, la sostanza è nulla, la forma è pressoché essenziale, l’apparenza regna incontrastata. Anche questo mi ha spinto a buttare giù qualche riga.
Cercherò di seguire un ordine cronologico nella discussione dei generi, degli artisti, delle band, dei dischi e di tutto quello che ci gira intorno. Il “viaggio” sarà scandito in “puntate” e vi chiedo anticipatamente scusa per le mie sicure mancanze e per la scarsissima competenza tecnica. Prendete il tutto come un gioco, mosso solo da una grande passione.
Come avrete intuito la mia guida spirituale sarà Lester Bangs, il Critico Rock per eccellenza, di cui riporto qui una foto molto sobria e a cui dedico le vaccate che scriverò.
Continua…
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