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01 Agosto 2010 08:48  
   Musica
STORIA DEL ROCK - TERZA PUNTATA
Terza puntata della storia del Rock

Ebbene sì, ancora blues. Ficcatevelo bene in testa: il blues è dappertutto. Il blues si trova anche nell’ultimo accattivante singolo dell’ultimo cantante afroamericano che piace tanto alle donne e che voi usate per creare un’atmosfera pseudo-erotica quando vi trovate di fronte a quello sgorbio che siete soliti chiamare “la ragazza che frequento ora”. Dio quanto siete patetici; dei pivelli in piena regola. Ecco, iniziate a lavorarci su questa vostra situazione squallida e rendetela poetica. Fate della vostra condizione un film; non di quelli che sbancano il botteghino, è sufficiente che la vostra pellicola accontenti la maggioranza della critica ed il 50% del pubblico presente in sala. Dovrete rendere in immagini la vita di un perdente, ma un perdente di successo. Insomma la vita di un ragazzo che si sveglia alle nove di mattina e che, in linea di principio, salta la colazione e pranza in piedi. Il vostro personaggio dovrà essere talmente sfigato da risultare affascinante. Di solito è così che funziona. La colonna sonora del vostro film sarà Muddy Waters. Come dicevamo prima il blues è dappertutto e poiché Muddy Waters è il blues ne segue che Muddy Waters è ovunque, anche nell’ultimo accattivante singolo dell’ultimo cantante afroamericano ecc. ecc., il resto lo conoscete.

Come dite? Perché proprio Muddy Waters? Leggete tra le righe, Cristo santo. Il vostro film parla di un ragazzo che attraversa una profonda crisi esistenziale. Ha cercato le risposte ovunque: nell’alcool, nelle droghe, nel sesso, nel gioco d’azzardo, nella Bibbia. Suona tutto dannatamente banale ma la vostra cultura fondata su “Beverly Hills 90210” e “Uccelli di Rovo” non vi consente di elaborare una trama migliore. Bene, il ragazzo sente che è arrivato il momento di dare una svolta alla propria esistenza e poiché Muddy Waters è stato l’artefice della “svolta elettrica” del blues dei ’40, la scelta non potrebbe essere più azzeccata. Chi non è d’accordo può anche fottersi per quello che mi riguarda ed abbandonare il progetto cinematografico. Muddy Waters è il massimo, chiedetelo a Keith Richards. La sua “Rollin’ Stone” inspirò “Like a Rolling Stone” di Bob Dylan e secondo voi, Jagger e lo stesso Richards, come inventarono il nome del loro gruppo? In tutta la musica popolare del dopoguerra c’è Muddy Waters. Punto.

Torniamo al film. Il finale dovrà essere struggente e non lasciare neanche un barlume di speranza. La svolta tanto auspicata dal ragazzo non si realizzerà mai e rimarrà un’idea vaga, indefinita. Nella scena finale la ragazza che l’ha sempre amato sin dall’adolescenza gli rivolgerà queste ultime parole: “è finita, non so proprio come fare con te, non ti ho mai capito fino in fondo, ma cosa cerchi?”. Lui sogghignerà spavaldo, farà scivolare fuori dal soprabito una bottiglia di bourbon e ne berrà un sorso. Poi si volterà, si ficcherà le mani in tasca e si allontanerà mentre una lacrima scorrerà sul suo viso. In sottofondo “I Can’t Be Satisfied”. Un Cult Movie, d’altri tempi.

 

(nella foto: Muddy Waters)

 

Continua…

 

Lorenzo Labbozzetta



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