ROMA – Risate argentine al teatro Argentina. Il Teatro Stabile Friuli Venezia Giulia presenta 2 ore e 30 di pura elegia teatrale, poesia civile contro il nulla ideologico violento targato Terzo Reich. Le canzoni di Nicola Piovani sono intervalli lirici di assoluto spessore, a sottolineare il pastiche surreale e postmoderno delle citazioni da palcoscenico (da Amleto al Mercante di Venezia) e da cinepresa (evidente l’ammiccamento al Grande Dittatore di Chaplin, e chissà, magari Inglorious Basterds di Tarantino…). To be or not to be, comprovato successo della passata stagione teatrale, è una commedia brillante e divertente, ma è anche un testo interessante, che da un lato permette d'innescare il gioco teatrale delle infinite rifrazioni fra realtà e finzione, recita e verità, "essere" e "non essere" come suggerisce il titolo, dall'altro lato accetta la sfida di ritrarre il nazismo attraverso il linguaggio della comicità: una sfida vinta costruendo una satira validissima dell'apparato e della logica hitleriani. Inoltre - al contrario di quanto paventavano ottusamente alcuni critici davanti al film di Lubitsch - senza offendere il ricordo di quel periodo tanto doloroso e buio, To be or not to be lo racconta riconoscendo al teatro il ruolo di una luce che indica la via della salvezza: scenica, ma non per questo meno vera. «Ho amato To be or not to be – commenta il regista Antonio Calenda - proprio perché ritengo che offra una bella e struggente elegia del mondo dello spettacolo, un leggero e dolce apologo su quanto nella vita sia necessaria la poesia. E in tempi sempre più cupi per la cultura, come sembrano diventare irrimediabilmente i nostri, ricordare in qualche modo questa "necessità" dell'arte, della poesia, del teatro, non appare affatto scontato. Il testo drammaturgico, pur mantenendo una corretta fedeltà al soggetto e dunque al lavoro di Lengyel e Lubitsch, se ne allontana anche, assumendo una propria limpida legittimità teatrale. Merito dell'elaborazione è di Maria Letizia Compatangelo: la sua è una commedia piacevole ed efficace, che pone in luce non solo i lati esilaranti ma anche quelli delicatamente malinconici e surreali della storia». Continua Calenda: «In questo delicato apologo del teatro, il teatro è protagonista. In scena infatti si ricorre agli esponenziali giochi di specchi e ribaltamenti che solo il teatro permette, con le sue convenzioni, con il coinvolgimento e la complicità del pubblico. E con il talento di una compagnia d'interpreti di cui sono molto soddisfatto e che è chiamata al notevole compito di restituire il profilo della vita nella sua bellezza, lasciando però intuire anche l'imperscrutabile che essa cela». To be or not to be: non esiste alcun problema. Lo spettacolo, che ha aperto la stagione all’Alighieri di Ravenna, stramerita il prezzo del biglietto.
Federico Ligotti