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11 Marzo 2010 22:16  
   Cinema
TEATRO ARGENTINA: LA POESIA DEL TEATRO CONTRO I NAZISTI

Dal 30 dicembre al 17 gennaio in scena al teatro di Roma lo spettacolo di Maria Letizia Compatangelo, dal soggetto di Melchior Lengyel per il film “Vogliamo vivere!” di Ernst Lubitsch (1942), rifatto nel 1983 con Mel Brooks protagonista, e la regia di Antonio Calenda 

 ROMA – Risate argentine al teatro Argentina. Il Teatro Stabile Friuli Venezia Giulia presenta 2 ore e 30 di pura elegia teatrale, poesia civile contro il nulla ideologico violento targato Terzo Reich. Le canzoni di Nicola Piovani sono intervalli lirici di assoluto spessore, a sottolineare il pastiche surreale e postmoderno delle citazioni da palcoscenico (da Amleto al Mercante di Venezia) e da cinepresa (evidente l’ammiccamento al Grande Dittatore di Chaplin, e chissà, magari Inglorious Basterds di Tarantino…).  To be or not to be, comprovato successo della passata stagione teatrale, è una commedia brillante e divertente, ma è anche un testo interessante, che da un lato permette d'innescare il gioco teatrale delle infinite rifrazioni fra realtà e finzione, recita e verità, "essere" e "non essere" come suggerisce il titolo, dall'altro lato accetta la sfida di ritrarre il nazismo attraverso il linguaggio della comicità: una sfida vinta costruendo una satira validissima dell'apparato e della logica hitleriani. Inoltre - al contrario di quanto paventavano ottusamente alcuni critici davanti al film di Lubitsch - senza offendere il ricordo di quel periodo tanto doloroso e buio, To be or not to be lo racconta riconoscendo al teatro il ruolo di una luce che indica la via della salvezza: scenica, ma non per questo meno vera.   «Ho amato To be or not to be – commenta il regista Antonio Calenda - proprio perché ritengo che offra una bella e struggente elegia del mondo dello spettacolo, un leggero e dolce apologo su quanto nella vita sia necessaria la poesia. E in tempi sempre più cupi per la cultura, come sembrano diventare irrimediabilmente i nostri, ricordare in qualche modo questa "necessità" dell'arte, della poesia, del teatro, non appare affatto scontato.  Il testo drammaturgico, pur mantenendo una corretta fedeltà al soggetto e dunque al lavoro di Lengyel e Lubitsch, se ne allontana anche, assumendo una propria limpida legittimità teatrale. Merito dell'elaborazione è di Maria Letizia Compatangelo: la sua è una commedia piacevole ed efficace, che pone in luce non solo i lati esilaranti ma anche quelli delicatamente malinconici e surreali della storia». Continua Calenda: «In questo delicato apologo del teatro, il teatro è protagonista. In scena infatti si ricorre agli esponenziali giochi di specchi e ribaltamenti che solo il teatro permette, con le sue convenzioni, con il coinvolgimento e la complicità del pubblico. E con il talento di una compagnia d'interpreti di cui sono molto soddisfatto e che è chiamata al notevole compito di restituire il profilo della vita nella sua bellezza, lasciando però intuire anche l'imperscrutabile che essa cela».   To be or not to be: non esiste alcun problema. Lo spettacolo, che ha aperto la stagione all’Alighieri di Ravenna, stramerita il prezzo del biglietto. 

  Federico Ligotti 



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