ROMA - Il giocoliere Vucinic illude, il fromboliere Diamanti essicca l’alloro nelle corone giallorosse: complice un colpo adamantino su punizione, nella giornata in cui di Amantino nemmeno l’ombra. Unica speranza: se SOROSe fioriranno. E che colpo per il Livorno, ora al terzultimo posto (o sarebbe meglio dire all’ultimo?!) con Empoli e Reggina. Toscani sconfitti per 2-0 a Cagliari (Fini e Acquafresca), con i sardi in incredibile rimonta salvifica; calabresi annichiliti a San Siro dal Milan, un 5-1 firmato per tre volte da Kakà (due con inchiostro da rigore) e per una rispettivamente da Pato e Inzaghi (bic della giovinezza talentuosa e della furberia rapinosa). A 55 punti insieme ai diavoli ci sono i marinai blucerchiati, due amatriciane di Bellucci (la seconda cotta dal dischetto) e una focaccia sfornata da Cassano stendono la zebrata Udinese di Marino. Di zebrato, si sa, c’è soprattutto la casacca juventina: 0-4 a una quantomai arrendevole Atalanta (solo con Inter e Juve, si badi…), con il Del Piero triplettato per cui il muscolo fa la forza, e la classe, e il Legrottaglie rinsavito a furia di improbabili sedute di monastica astinenza. Ma la Fiorentina, che al Franchi pare non voler perdere colpi, strozza la resistenza del flebile Palermo nella sacca costruita da Donadel: 1-0. Con lo stesso risultato il Catania respira aria di salvezza sconfiggendo, bacio fatale di Spinesi, la Lazio al Massimino; mentre il Genoa, decisiva la rete del cacofonico Konkò, espugna Siena. Ha un solo punto in più di credito rispetto al baratro il Parma di Hector Cuper, specialista in rimonte ai propri danni: Budan rigore, Domizzi rigore, Bogliacino poi e che terrore! Con l’1-2 in casa si sognano incubi cadetti. Nel posticipo l’Inter chiude i giochi, nonostante il noto acume di Mancini preludesse al contrario: ma la legge di Cruz è dura, spietata e tagliente come il vento che solca le basse pianure della Patagonia. Al Comunale di Torino la gara termina quindi 1-0: i tifosi granata ora avvertono forti mal di pancia.
Federico Ligotti