Dal governo un disegno di legge costituzionale per riformare l'assetto istituzionale dello Stato
Lunedì 25 Luglio 2011 00:00    Letto 182 volte

federalismoROMA - Su iniziativa del ministro per la Semplificazione Normativa, Roberto Calderoli, lo scorso 22 luglio, forse, il Consiglio dei ministri ha approvato un disegno di legge costituzionale che mira a introdurre importanti modifiche all'assetto istituzionale del nostro Stato. Tra le principali novità, il ddl costituzionale prevede in primo luogo una riduzione del numero dei parlamentari: 250 per ciascuna camera. Il Senato diventa ''Senato federale della Repubblica'', e viene eletto a suffragio universale e diretto su base regionale. Ai suoi lavori possono partecipare, senza diritto di voto, i rappresentanti delle regioni e delle autonomie locali'. Per essere eletti senatori è necessario aver compiuto 21 anni. Quanto allo scottante tema dei compensi dei parlamentari, il ddl stabilisce per i componenti della Camera dei deputati e del Senato federale della Repubblica il dovere di partecipare ai lavori dell'Assemblea e delle commissioni. La loro indennità è stabilita dalla legge, in misura corrispondente alla effettiva partecipazione ai lavori, secondo le norme dei rispettivi regolamenti. Il presidente del Consiglio dei ministri diviene "primo ministro", con il potere di nominare e revocare i ministri, i sottosegretari di Stato e i vice ministri. Quindi non più "primus inter pares", ma "primus supra pares". Secondo la bozza di provvedimento, poi, il presidente della Repubblica può sciogliere la Camera dei deputati, sentiti il suo presidente e i rappresentanti dei gruppi parlamentari, anche su richiesta del primo ministro. Con la nascita del Senato federale e la fine del bicameralismo perfetto, spetta alla Camera dei deputati dover votare la fiducia al governo, avvalendosi anche di un meccanismo di ''sfiducia costruttiva''. La riforma mantiene infatti il rapporto di fiducia esclusivamente fra il governo e la Camera dei deputati, ma l'approvazione di una mozione di sfiducia nei confronti dell'esecutivo non comporta lo scioglimento necessario di Montecitorio. È possibile, appunto, che il presidente della Repubblica, sulla base dei risultati delle elezioni, nomini un nuovo primo ministro, oppure che lo individui la Camera dei deputati stessa, all'interno della medesima maggioranza. Viene inoltre soppressa la "Circoscrizione Estero", mentre i senatori a vita si trasformano in deputati a vita. Può diventare deputato a vita – salvo rinuncia – solo chi è stato presidente della Repubblica. Infine, è abbassato il limite di età per poter essere eletti alla Presidenza della Repubblica: 40 anni in luogo dei precedenti 50.


Leonardo Colucci