Lotta alla caccia delle Balene: la Rainbow Warrior III di Greenpeace
Mercoledì 21 Dicembre 2011 14:03    Letto 263 volte

 

baleneLa prima è stata bombardata dai militari francesi.
La seconda è stata colpita, confiscata e speronata dalle imbarcazioni governative.
E' di pochi giorni fa la notizia del varo della nuova Rainbow Warrior III di Greenpeace. Una imbarcazione nuova di zecca, costruita e assemblata grazie al contributo spontaneo di più di 100 mila tra soci e simpatizzanti della nota associazione ambientalista che, attraverso l'acquisto di parti e componenti della nave, hanno consentito al cantiere di portare a termine, entro i tempi previsti, il completamento dei lavori. Pronta per salpare e raggiungere i mari più remoti dove, lontano da occhi indiscreti, si compiono i grandi crimini ambientali.
Come ad esempio quello che avviene nel Santuario dell'Oceano Antartico, dove le baleniere islandesi, norvegesi e giapponesi, supermoderne e tecnologicamente equipaggiate, violano costantemente il divieto di caccia, sancito dall'IWC (Commissione Internazionale Baleniera che conta 89 paesi membri), uccidendo più di 500 esemplari ogni anno in nome della ricerca scientifica. Una pratica vergognosa, alimentata da una richiesta, a dire il vero di nicchia, dei consumatori giapponesi che adorano la carne di balena, tanto da aver dato vita ad un vero e proprio mercato nero di questo prodotto.
Ma la lotta alle baleniere in difesa di questi straordinari mammiferi vale molto di più di una qualsiasi battaglia ambientalista. Sottrarre anche una sola balena alla lunga e straziante agonia di una morte cruenta significa un tributo di inestimabile valore al rispetto che l'uomo deve a questo pianeta. L'estinzione di una di queste specie, come la Balenottera azzurra, la cui stima attuale è ridotta a circa l'uno per centro rispetto ad inizio secolo, rappresenterebbe un danno gravissimo. E di fronte a questa possibilità anche gli sforzi compiuti da organismi come l'IWC o dai temerari attivisti di Greenpeace o di Sea Shepherd appaiono, spesso, poca cosa. L'arroganza dei governi di Islanda, Norvegia e Giappone sono sordi e indifferenti agli appelli e continuano, imperterriti, a finanziare questa attività. E proprio questa ostentazione, questa sfrontatezza devono alimentare le energie necessarie a moltiplicare gli sforzi di chi si oppone. Il sostegno a queste organizzazioni appare strategico e fondamentale, come promuovere campagne per boicottare il turismo in questi paesi potrebbe rappresentare un ulteriore passo verso la completa cessazione di questa assurda carneficina. E per fortuna che oggi esistono Facebook e Twitter. Grazie al web 2.0 oggi la democrazia può contare su un nuovo, importante strumento per dare voce alla gente. E se di questi social network si iniziasse a farne un uso più intelligente, quanti importanti risultati si potrebbero conseguire. Si pensi ad esempio alla rivoluzione iniziata in Egitto.
Ma l'indifferenza, purtroppo, regna ancora sovrana tra molti di noi. E non c'è tempo ne voglia di investimenti per sostenere la lotta alla caccia alle balene. Ci sono cose più importanti. Le nuove tasse, l'ICI che è tornato, lo Spread che non si abbassa.
E così, mentre ci si avvizzisce lentamente sotto l'inerzia del disinteresse, un altro importante pezzo di questo pianeta rischia di estinguersi con conseguenze inimmaginabili. Forse non per questa generazione. Ma di sicuro per le nuove.
E i figli di domani erediteranno un mondo diverso. Che porterà su di se le cicatrici profonde degli scempi di oggi.

 

Fabio Palombi