Governo – E’ tregua Tremonti-Berlusconi
Mercoledì 28 Settembre 2011 00:51    Letto 268 volte

Intanto il centrodestra si prepara al voto di domani alla Camera sulla mozione di sfiducia al ministro per le Politiche agricole Saverio Romano.

tremonti-berlusconiROMA - Governo e maggioranza cercano di superare polemiche e passaggi delicati. Dopo il confronto dei giorni scorsi, in un incontro a palazzo Grazioli il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e il ministro dell'Economia Giulio Tremonti cercano di ricucire i rapporti per arrivare al varo dei provvedimenti per la crescita. Intanto il centrodestra si prepara al voto di domani alla Camera sulla mozione di sfiducia al ministro per le Politiche agricole Saverio Romano. «È stato un incontro di lavoro molto positivo», dicono fonti del Tesoro riferendosi al colloquio tra il ministro e il premier. Al via il cantiere per produrre in tempi rapidi due provvedimenti: uno sulle infrastrutture e uno sulla semplificazione. Un risultato che non convince le opposizioni. «Ritengo che gli accordi privati servano a salvare le poltrone ma danneggino ulteriormente il Paese», commenta il leader dell'Italia dei valori, Antonio Di Pietro. «Se Berlusconi e Tremonti ritrovano l'accordo sul serio, l'unico cantiere che riaprirà è quello che non ha mai chiuso: il cantiere che riporta indietro l'Italia, la umilia in tutto il mondo e le fa perdere competitività e autorevolezza», afferma invece dal Pd Ettore Rosato. «Attendiamo entro la settimana il provvedimento sulla crescita, come promesso dal governo. Il resto sono chiacchiere che non ci interessano», nota Pier Ferdinando Casini. «Sono questioni principalmente interne al Pdl. A noi interessano le misure reali per il rilancio della crescita», nota il capogruppo della Lega a Montecitorio Marco Reguzzoni, mentre in serata dovrebbe esserci un incontro tra Berlusconi ed Umberto Bossi. «Con il proficuo incontro Berlusconi-Tremonti, che porterà a misure concrete, infrastrutture e semplificazione, la fase più critica della tempesta speculativa dovrebbe essere archiviata», replica dal Pdl Margherita Boniver. «Il condizionale è d'obbligo, non tanto per i dati economici dell'Italia e i conti in ordine, ma per i catastrofici pronostici -aggiunge- che i gufi di casa nostra continuano a sottoscrivere nel disperato e quanto vano intento di far dimettere Berlusconi». E a proposito di pronostici, c'è attesa per il voto di domani sulla mozione di sfiducia per il ministro Romano. «Siamo di fronte a un fatto solo politico. La questione è squisitamente politica. C'è l'opposizione che è tutta concentrata a mandar via Berlusconi», afferma il titolare delle Politiche agricole. «Non è un caso che un gran numero di mozioni di sfiducia individuale sono state presentate solo in questa legislatura...», aggiunge. «Un passo indietro è doveroso, se non lo si fa c'è qualche motivo», dice il segretario del Pd Pier Luigi Bersani. «Si sa noi come votiamo. Resto sempre stupito di come si possano sottovalutare queste palesi incompatibilità con ruoli di governo e inchieste delicatissime. Dove è finita la Lega di una volta? Si è persa nei boschi insieme alle ronde». «È Bersani che mi sembra perso nelle nebbie...», replica il capogruppo del Carroccio alla Camera Marco Reguzzoni. «Si tratta di una mozione di sfiducia presentata dall'opposizione e di conseguenza la maggioranza si compatta. È sempre stato così». «Mi auguro che Romano sia innocente, ma in quale Paese al mondo resta in carica un ministro con quel tipo di accuse? -si chiede il leader dell'Api Francesco Rutelli- Se ha quel tipo di sospetti un governo forte gli dice 'ora mettiti da partE. Non lo si può fare perchè anche lui porta 4-5 voti come tanti altri che tengono in piedi un quadro catastrofico». «È immorale che il ministro non si dimetta, ma ancor più immorale è che il Parlamento si appresti ad accordargli la fiducia», tuona Di Pietro. Per il vicepresidente di Fli, Italo Bocchino, «domani potrebbe essere scritta una bruttissima pagina della nostra storia repubblicana. E la responsabilità maggiore sarebbe della Lega». Intanto alla Camera il governo viene battuto sulla riforma delle professioni sanitarie, con l'approvazione di un emendamento sul quale il aveva dato parere negativo. I voti di scarto sono 14 e viene cassata l'istituzione dell'ordine degli odontoiatri che rimarranno iscritti all'Ordine dei medici come è attualmente. «Nulla ho da insegnare al segretario del Pdl Angelino Alfano, ma ritengo che un suo provvedimento di censura nei confronti di coloro che si assentano senza ragioni, sia quanto mai necessario per garantire il continuo esercizio delle prerogative della maggioranza parlamentare che è e rimane salda», chiede il deputato del Pdl Amedeo Laboccetta. Infine torna a far sentire la sua voce il presidente della Cei Angelo Bagnasco. «Siamo ormai messi di fronte ad una situazione seria e grave, la cui severità richiede di correggere abitudini e stili di vita», dice intervenendo all'incontro «la Chiesa, lo Stato, le Regioni e l'unità d'Italia», all'ambasciata italiana presso la Santa Sede. «Se non si riesce a far emergere le condizioni per un patto intergenerazionale -aggiunge- che metta i giovani nei pensieri e nel cuore degli adulti, sarà veramente difficile aprirsi al futuro, atteso il crollo demografico, la cui portata etica e sociale è stata troppo a lungo disattesa».


Dario Borlandelli