Libia: l'ombra di una deriva islamista sul dopo Gheddafi
Lunedì 29 Agosto 2011 16:25    Letto 394 volte

I timori e le incognite del dopo Gheddafi in un territorio in cui l'influenza islamica riscuote un certo appeal

islamTRIPOLI - Come sarà la Libia dopo Gheddafi? In molti rispondendo a questa domanda parlano con timore di una possibile deriva islamista nel paese nordafricano, scosso da sei mesi di conflitto. Il rischio, sollevato dagli esperti dell'autorevole think tank americano 'Carnegie Endowment', è che gruppi di estremisti islamici filo-qaedisti, che in alcuni casi stanno combattendo tra le fila dei ribelli, possano sfruttare l'inevitabile caos e il vuoto di potere che regnerà dopo la caduta del regime per operare impunemente, cercando di sfruttare un eventuale flop dei rivoluzionari del Consiglio Nazionale di Transizione (Cnt) per assumere il controllo del paese. Non hanno rassicurato la comunità internazionale in questo senso i primi dettagli della bozza di costituzione messa a punto dai ribelli, in cui si sottolinea che la sharia (legge islamica) sarà fonte d'ispirazione per le leggi dello Stato. Ciò non si traduce in un'applicazione alla lettera della sharia, come avviene in Arabia Saudita, ma insieme ad altri particolari, come ad esempio il fatto che il responsabile del supremo consiglio militare del Cnt, Abdel Hakim Bel Haj, sia legato ai Fratelli Musulmani, getta una piccola ombra sul futuro della Libia. Decisive saranno le prossime settimane, quando i vertici politici degli insorti saranno chiamati a spazzare via i dubbi di una possibile deriva islamista della Libia e a tracciare senza indugi la strada verso la democrazia. Nel paese nordafricano esistono gruppi integralisti che hanno simpatie per al-Qaeda, mentre i Fratelli Musulmani riscuotono un certo appeal sul ceto medio, ma potrebbero pagare sul piano del consenso elettorale i rapporti avuti in questi anni con il regime del colonnello per sopravvivere alla repressione contro gli estremisti. Tra le organizzazioni jihadiste più attive nel paese nordafricano c'è il Gruppo Islamico Combattente Libico (Gicl) che negli anni Novanta aveva tentato di organizzare un'insurrezione a Tripoli provando ad assassinare Gheddafi. Il movimento, legato ad Al-Qaeda, era stato la sfida principale del colonnello prima dell'inizio della rivolta sei mesi fa. Il nucleo storico di questa organizzazione è composto da veterani della guerra all'Unione Sovietica in Afghanistan che nel paese asiatico hanno addestrato al jihad migliaia di libici prima dell'11/9. Molti cittadini libici hanno ruoli di primo piano nel network fondato da Osama Bin Laden. Non a caso, dall'inizio della rivolta, ci sono stati diversi messaggi di al-Qaeda che incitavano i ribelli ad abbattere il regime di Gheddafi. Dal canto suo il colonnello aveva usato apparentemente il pugno di ferro contro i militanti islamisti, ma molti di loro sono stati rilasciati dal carcere negli ultimi mesi avendo beneficiato del 'programma di recuperò messo a punto da Tripoli a patto che gli estremisti avessero giurato fedeltà al governo. Il risultato di quest'amnistia 'mascheratà con cui Gheddafi ha provato a dividere il fronte dei suoi nemici, spiega 'Carnegie Endowment', è che oggi molti degli ex detenuti jihadisti combattono a fianco degli insorti. Lo Stato in questa fase è totalmente assente e la possibilità che i militanti islamisti , chiedendo una ricompensa per il loro sostegno alla rivoluzione, possano mettere le mani sul governo o sull'arsenale militare di Tripoli, composto anche da armi chimiche, è alto. Sulla base di queste considerazioni, conclude la sua analisi il think tank, c'è il rischio che in una fase di vuoto politico gli estremisti trovino terreno fertile per creare uno 'Stato fallitò come la Somalia o lo Yemen, possibile base anche per attentati all'estero. Questo pericolo può essere scongiurato solo se la comunità internazionale sarà in grado di aiutare il paese nella delicata fase di transizione, fornendo aiuti economici e assicurandosi che a Tripoli sia un partner affidabile nella lotta al terrorismo e all'estremismo di matrice islamica.


Red