Il mercato del lavoro è in difficoltà e questa non è una novità se consideriamo che anche prima del lockdown e del caos mondiale generato dalla pandemia vi erano evidenti problemi. Dal 2020, tuttavia, dopo una decrescita preoccupante l’economia italiana ha vissuto un momento di importante ripresa.

La situazione italiana secondo i dati ISTAT

Per questo i dati relativi al tasso disoccupazione 2021 non sarebbero così negativi come si potrebbe pensare. La ripresa economica, per lo meno quella relativa al settore manifatturiero e industriale, è un dato certo. Ciò che invece desta preoccupazione è quello dei servizi per il quale turismo, servizi e ristorazione risultano gravemente compromessi.

Certo è vero che ci sono ci sono spiragli di ripresa dell’economia in varie aree del territorio italiano, come ad esempio a Roma, Milano e nelle altre grandi città ma questi non sono sufficienti per poter affermare che il Paese sia in salute.

Stando ai dati ISTAT che analizzano il primo trimestre del 2021 il numero degli occupati è sceso di quasi 300 mila unità con un calo dell’1,1%. La disoccupazione riguarda i dipendenti a tempo indeterminato che sono diminuiti del 2% in soli tre mesi mentre crescono le occupazioni a termine dello 0,6%. Il mese di gennaio è stato quello più drammatico per poi risalire ad aprile con 20 mila posti di lavoro in più.

Il primo trimestre del 2021 segna risultati molto negativi

Il dato trimestrale rimane quello più preoccupante perché fortemente negativo. Sono state registrate quasi 900 mila unità in meno rispetto allo stesso periodo del 2020, pari ad un meno 3,9% di occupati.

Di questi il 3,2% sono dipendenti a termine mentre circa 313 mila sono occupati a tempo pieno e parziale. Il tasso di occupazione nazionale si attesta sul 56% del totale delle persone in forza lavoro scendendo di due punti al di sotto dei dati del primo trimestre del 2020.

Prima di tirare le somme occorre precisare che i metodi statistici utilizzati non hanno tenuto conto degli inoccupati in cassa integrazione da almeno tre mesi. Questo strumento è tra i più diffusi al momento perché una gran parte di aziende ha messo in pausa la forza lavoro in attesa di poter ripartire. C’è poi da considerare che tutti i lavoratori non dipendenti sono scesi sotto quota storica, riducendosi a meno di cinque milioni.

Più disoccupati e inattivi

Il numero dei disoccupati, quindi, sale di più di 240 mila unità rispetto al primo trimestre del 2020 e supera la precedente soglia dei 2,6 milioni di inoccupati. Al tempo stesso cresce anche il numero di inattivi di età compresa tra i 15 e i 64 anni.

Queste persone non lavorano, non sono in cerca di occupazione e non intraprendono percorsi di formazioni finalizzate all’inserimento sul mercato del lavoro. La quota di inattivi sarebbe cresciuta del 3,7% in un anno per varie ragioni.

In primis ci sono gli ammortizzatori sociali che, visto il periodo negativo, spingono le persone a rimandare la ricerca di occupazione. Poi ci sono le piccole occupazioni a nero, soprattutto durante la stagione estiva, che non vengono conteggiate nei dati statistici ISTAT. Infine c’è una grande parte di

economia quasi ferma che deve fare i conti con il ridimensionamento del lavoro e, quindi, con la minor possibilità di assumere personale.

Tasso di disoccupazione 2021: le conclusioni dell’Istat

In conclusione il tasso di disoccupazione del primo trimestre del 2021 è salito del 10,4%. Chi è inattivo contribuisce ad accrescere la quota giunta in aumento per il quinto mese consecutivo: +501 mila inattivi, ovvero +3,7%. Come anticipato tra questi vi sono circa 343 mila unità in cassa integrazione con assenza dal lavoro e dal guadagno per più di tre mesi. Un’indagine a campione condotta dall’ISTAT ha rilevato che tre quarti di essi dichiarano di non cercare lavoro nella speranza di poter tornare al loro impiego.